L’epica indiana – Rāmāyaṇa

La letteratura sanscrita dell’India ha il compito di illustrare, attraverso diverse modalità di insegnamento, come poter conseguire lo scopo ultimo dell’esistenza, mokṣa, meglio conosciuto come liberazione dal ciclo delle rinascite.

I poemi epici

I poemi epici non fanno differenza. Il compito di queste opere è illustrare le qualità filosofiche, etiche, etc. tipiche del pensiero indiano, attraverso il racconto del mito. Per questo motivo, anche se non l’unico, sono considerati componimenti a carattere religioso. I personaggi principali sono divinità o individui che ne impersonano le qualità.

I poemi indiani più importanti e probabilmente più conosciuti sono il Rāmāyaṇa e il Mahābhārata. Tali poemi rientrano nella categoria degli Ītihāsa che significa “così fu in verità” o “fu proprio così” [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000, pag. 128].

Il Rāmāyaṇa

In questo articolo tratteremo il Rāmāyaṇa, opera epica composta dal poeta Vālmīki intorno al IV sec. a.C., ma come spesso accade nella letteratura antica indiana, la datazione è piuttosto incerta. Il Rāmāyaṇa rientra nel corpus della letteratura della smṛti, ovvero la letteratura prodotta dall’uomo.

Breve riassunto della trama del Rāmāyaṇa

Rāma come incarnazione di Viṣṇu

Il Rāmāyaṇa narra le gesta eroiche di Rāma, considerato una discesa sulla terra in forma umana del dio Viṣṇu. La venuta di Viṣṇu nelle sembianze di essere umano fu richiesta dagli dei. Viene infatti narrato che questi ultimi fossero tormentati da un potente demone, Rāvaṇa, il quale godeva della protezione del dio Brahmā. Tale protezione impediva al demone di essere ucciso da qualsiasi essere vivente, al di fuori degli esseri umani.  Così Viṣṇu, per aiutare gli dei, discese sulla terra in questa forma.

Il principe Rāma

Nonostante nel poema Rāma riesca in imprese impossibili da compiere per un essere umano, egli ignora la sua vera natura. Nel poema Rāma è un principe, figlio di Daśaratha, un re che aveva dato splendore al suo regno (Ayodhyā). Daśaratha ottiene la sua discendenza solo dopo aver compiuto un sacrifico che risolve la sua infertilità. Dalle sue tre mogli nascono quattro bambini, tra cui Rāma. Degno di nota è il suo fedele fratello Lakṣmaṇa.

L’esilio di Rāma

Epica indiana Ramayana

Rāma combatte contro
Rāvaṇa

Rāma viene ingiustamente esiliato per quattordici anni. Sua moglie Sītā e suo fratello Lakṣmaṇa decidono di seguirlo e condividere con lui il lungo periodo di allontanamento. A causa di diverse vicissitudini, Sītā viene rapita dai demoni che popolano la foresta in cui avevano trovato rifugio fino a quel momento. Sītā viene portata nell’isola di  Laṅkā, regno del demone Rāvaṇa.

Rāma, disperato, compirà gesta eroiche fino a ottenere la liberazione di Sītā e la morte di Rāvaṇa.

Il dio scimmia Hanuman

Immagine dio Hanuman
Hanuman, il dio scimmia

Il dio scimmia Hanuman aiuta Rāma nell’impresa. Hanuman è famoso per essere uno dei massimi esempi di devozione verso una divinità. È noto anche per la sua capacità di coprire con un solo passo la distanza tra l’estremità meridionale dell’India e l’isola di Laṅkā (tra gli āsana dello yoga, hanumanāsana rappresenta tale passo).

Perché si dovrebbe leggere il Rāmāyaṇa

Le virtù di Rāma

Innanzitutto le versioni disponibili in commercio possono risultare una piacevole lettura. Come anticipato, l’opera è una continua fonte di rimandi al pensiero indiano. Innanzitutto il Rāmāyaṇa illustra come essere un buon sovrano. Il poema contiene infatti una

serie di insegnamenti […] che mirano a delineare la figura ideale del re nell’ambito dell’eterna lotta che oppone le forze del bene/luce (deva) a quelle del male/tenebra (asura o rākṣasa); Rāma è pertanto il re ideale, ed è noto che ancora oggi il concetto della “sovranità ideale” è espresso dal composto rāma-rājya (la sovranità di Rāma). [G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000, pag. 157].

La parte del testo in cui emerge questo insegnamento è quando Rāma apprende che la decisione del suo esilio è stata presa dal padre, il re Ayodhyā, a seguito di una promessa fatta a una delle sue mogli molto tempo prima. Nonostante sia stato destituito ingiustamente dal legittimo regno e condannato all’esilio, Rāma accetta la sua sorte, perchè è più importante rispettare la volontà del padre che ottenere il prestigio e il potere (anche se legittimo). Anche al giorno d’oggi in India, il culto di Rāma è uno dei più seguiti.

Le virtù di Hanuman e Sītā

Non è però solo il personaggio principale a essere fonte di ispirazione etica. Hanuman, oltre a essere noto per le sue qualità devozionali a Viṣṇu, rappresenta la forza morale, la cautela e la virtù dell’umiltà.

Sītā rappresenta la difesa del dharma e quindi dell’ordine eterno. Secondo il pensiero indiano, il dharma è il primo scopo dell’esistenza. Se l’individuo non rispetta il proprio dharma, sarà estremamente difficile che riesca a raggiungere la liberazione in quella esistenza. Se Rāma riesce nell’impresa di sconfiggere i demoni è grazie anche all’integrità morale di Sītā.

L’eterna lotta tra l’illusione e la conoscenza

Infine, da evidenziare è l’uso della metafora per spiegare l’eterna lotta tra ignoranza e conoscenza. Tale allegoria viene utilizzata quando il demone Rāvaṇa, durante la battaglia contro Rāma, scaglia l’arma denominata Māyā, conosciuta nella filosofia indiana come l’illusione, l’inganno.  Rāma risponde all’attacco lanciando l’arma Jñāna, la conoscenza.

Le parole chiave che possono essere estrapolate in questo poema sono: dharma, integrità, verità, māyā, jñāna. Tali termini sono fondamentali quando si tratta del pensiero indiano e della sua letteratura sanscrita.

Grazie per aver letto questo articolo e buona lettura del Rāmāyaṇa.

Bibliografia

G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000.