Introduzione alla letteratura sanscrita dell’India: la śruti e la smṛti

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La letteratura sanscrita dell’India è costituita da un patrimonio di testi suddivisibili in due categorie: testi appartenenti alla letteratura rivelata (śruti) e testi della letteratura prodotta dall’uomo (smṛti). In questo articolo si cercherà di chiarire meglio questi due grandi filoni letterari.

Oralità e scrittura

Innanzitutto è importante specificare che quando si parla di testi della letteratura antica dell’India (da circa il 1200 a.C.) non si fa riferimento a opere scritte. La loro trasmissione avveniva solo oralmente. La datazione della scrittura in India è argomento piuttosto controverso. Un primo plausibile riferimento che introduce la scrittura è con le “prime fattuali testimonianze epigrafiche (con l’imperatore Aśoka alla metà del III sec. a.C.)” [cfr. R. Torella, Il pensiero dell’India, Carocci editore Roma 2012, pag. 158]. Una seconda ipotesi è “datare la scrittura in India intorno al VII sec. a.C.” [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000, pag. 9].

La letteratura della śruti

testi rivelati

La parola śruti deriva dalla radice verbale √śru-, che significa udire. Śruti è la letteratura che è stata “udita” da uomini straordinari (ṛṣi) in grado di trasmettere all’umanità quanto percepito da un’essenza superiore, dalla “diretta manifestazione stessa dell’Assoluto come testo” [cfr. R. Torella, Il pensiero dell’India, Carocci editore Roma 2012, pag. 20]. I ṛṣi, o veggenti, sono coloro in grado di “vedere”, “udire” e tradurre in parole i messaggi della rivelazione divina. I primi testi di riferimento sono costituiti da quattro raccolte, Saṃhitā o meglio conosciute come Veda, a cui sono collegati altri testi, i Brāhmaṇa, che fungono da manuali di istruzione per l’esecuzione dei rituali contenuti nelle Saṃhitā. Degni di nota sono inoltre gli Āraṇyaka (I testi della foresta) che illustrano il rituale da un punto di vista simbolico.

Le Saṃhitā

Le Saṃhitā sono quattro: Ṛg Veda S. (la più antica, 1200 a.C.), Yajur Veda S., Sāma Veda S. e Atharva Veda S.

La lingua di composizione dei Veda è l’antico indiano o vedico [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000, pag. 7].

I Veda trattano diversi argomenti tra cui la teoria cosmogonica, inni a divinità e rituali. L’esecuzione dei riti, volti a ottenere il favore degli dei per trarre vantaggio nella corrente esistenza, era affidata a un gruppo di sacerdoti che conoscevano a memoria il testo a cui avevano dedicato lo studio.

I sacerdoti della società indiana dell’epoca, denominati brahmani ovvero appartenenti alla casta dei brahmana, la più prestigiosa delle quattro previste, erano coloro che potevano accedere alla letteratura rivelata (śruti) o brahmanica. Le persone di bassa casta (śudra) non erano invece considerate degne di ascoltare gli insegnamenti contenuti in questi testi.
Dai Veda deriva la successiva letteratura brahmanica, all’interno della quale si trovano le Upaniṣad.

Le Upaniṣad

Le  Upaniṣad testimoniano il carattere speculativo del periodo in cui sono state composte. La loro composizione è databile dal 600 a.C. circa fino ad arrivare ai nostri giorni [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000, pag. 53].

Questi testi contengono per lo più dialoghi tra maestro e discepolo e trattano le questioni esistenziali dell’individuo. Questa peculiarità emerge nella stessa parola Upaniṣad, composta dalla radice verbale √sad– che significa sedere, e i prefissi verbali upa– e ni-. La traduzione può quindi essere “sedersi in basso”, ovvero posizionarsi ai piedi del maestro per ricevere gli insegnamenti.

L’argomento principale trattato è la definizione di brahman (sé universale) e ātman (sé individuale). Questo è un tema piuttosto complesso, non esauribile con poche parole.

Le Upaniṣad sono inoltre caratterizzate da confronti di diverse teorie filosofiche sostenute da diversi maestri. La capacità di difendere le proprie convinzioni screditando le opposte è una qualità indispensabile per un maestro.

La letteratura della smṛti

La letteratura della smṛti è quella prodotta dall’uomo, ovvero l’insieme della tradizione religiosa brahmanica sviluppata proprio dall’uomo e che comunque fa riferimento alla verità rivelata dai Veda. È una letteratura molto vasta: da evidenziare sono i poemi epici, come il Mahābhārata e il Rāmāyaṇa e i testi che trattano gli scopi dell’esistenza secondo il pensiero indiano (il Mānavadharmaśāstra per il dharma, l’Arthaśastra per l’artha e il Kāmasūtra per il kāma).

I Purāṇa

Una parte della letteratura della smṛti molto importante è costituita dai Purāṇa. Questi testi sono considerati delle vere e proprie enciclopedie da cui è possibile trarre moltissime informazioni in merito agli usi e costumi dell’India nel loro periodo di composizione [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000, pag. 220].

I Purāṇa contengono inni e invocazioni alle divinità, tra cui Śiva, Viṣṇu e la Dea. Di particolare interesse è il Mārkaṇḍeya Purāṇa che contiene il primo testo tantrico, denominato Devī Māhātmya, che narra le gesta eroiche della Dea e della sua potenza (śakti).

Chi può accedere alla smṛti

L’accesso a questa letteratura è consentito anche alle persone di bassa casta. I praticanti di yoga troveranno inoltre interessante la parte della letteratura della smṛti costituita dai testi appartenenti alle diverse scuole di pensiero (darśana), tra cui troviamo il Sāṃkhya e lo Yoga Sütra di Patañjali.

Perchè è importante conoscere questa suddivisione?

La suddivisione tra la letteratura rivelata (śruti) e quella prodotta dall’uomo (smṛti) è un aspetto molto importante da conoscere quando si desidera approfondire dal punto di vista letterario la cultura dell’India. In generale si può affermare che la smṛti, nonostante sia costituita da testi molto importanti e conosciuti, occupa un posto secondario rispetto alla śruti. I testi della smṛti prendono ispirazione dalla letteratura rivelata.

Perchè chi pratica e/o insegna yoga dovrebbe essere interessato alla letteratura sanscrita dell’India?

Se si desidera approfondire la pratica dello yoga anche attraverso i suoi testi, è necessario partire dalla base. Le opere letterarie devono essere innanzitutto conosciute in funzione del loro periodo storico di composizione (senza dimenticare la difficoltà della datazione, soprattutto per i periodi più antichi) e del motivo che ha portato alla loro composizione (prayojana).

In questo modo si facilita il tentativo  per il praticante di yoga di accedere alle definizioni di Brāhman, di Ātman, e ad altri termini della letteratura indiana che sono frequentemente utilizzati durante le lezioni di yoga. Può sembrare complesso, tuttavia sarà un vero e proprio arricchimento della pratica sul tappetino.

Buono studio.

Bibliografia

G. Boccali, S. Piano, S. Sano, Le letterature dell’India, UTET Libreria, Torino 2000.

R. Torella, Il pensiero dell’India, Carocci editore Roma 2012.