Il Ṛg-Veda

Testi antichi

Se si desidera approfondire la cultura dell’India, è necessario conoscere l’importanza che la religione ha avuto (e ha tutt’ora) su questo territorio, in quanto ogni ambito culturale, dalla letteratura alla filosofia, è intriso dalla religione. Se si ignora o se si trascura questo aspetto, si rischia di non cogliere le sfumature e le metafore di cui le opere letterarie sono colme e sulle quali si fonda gran parte del pensiero indiano che risulta essere di interesse per il praticante di yoga.

In questo articolo si tratterà del Ṛg-Veda che, con i suoi inni, è una delle opere religiose più importanti nonché antiche dell’India. Appartiene al corpus della śruti.

Innanzitutto una domanda: perchè tra le quattro raccolte, Saṃhitā, l’interesse si concentra solitamente sul Ṛg-Veda? I motivi sono diversi; si cercherà di illustrarli con la consapevolezza che non si potrà essere esaustivi a causa della vastità e complessità dell’argomento.

Il contesto storico

Il Ṛg-Veda è la raccolta di inni più antica dei quattro Veda (viene fatto risalire intorno al 1200 a.C.). La collocazione temporale dell’opera è verificata perchè “esso (il Ṛg-Veda, nda) non presuppone la loro esistenza (degli altri tre Veda, nda), mentre al contrario, viene citato nelle altre tre [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 58].

Struttura del Ṛg-Veda

L’opera è composta da dieci libri per un totale di 10.462 strofe [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 55]. Gli inni sono per lo più dedicati a divinità rappresentate con diverse forme: da quelle umane, tra queste si segnala quella di Indra, il dio guerriero, a  quelle di fenomeni naturali come l’aurora, il fuoco, il soma (la sostanza inebriante) e altre manifestazioni come la parola. Sono presenti inoltre divinità secondarie che assumeranno solo in un tempo successivo una grande importanza nell’induismo. L’esempio più calzante è quello di Rudra, il dio della tempesta, che diventerà Śiva.

Śiva

Tema principale

Ciò che viene trattato nel Ṛg-Veda è sostanzialmente il rituale. Questo rappresenta la pratica esercitata dai sacerdoti, brāhmaṇi, che detengono la conoscenza del testo e hanno l’abilità e l’autorità per poterlo interpretare. I riti sono volti a soddisfare le esigenze materiali dei richiedenti attraverso la benedizione delle divinità invitate nel rito.

Agni, il fuoco

L’elemento fondamentale per il buon esito del rituale è il fuoco, agni, che, come anticipato, rappresenta non solo l’elemento, ma è simbolo del sole oltre che essere il dio.

Vi sono inoltre inni cosmogonici che raccontano come si sia formato l’universo, quali fossero state le forze propulsive alla sua creazione e chiari segni di istituzione della società e in particolare della suddivisione della popolazione in caste.

Gli inni più importanti

La scelta degli inni proposti è dettata dalla loro notorietà e importanza secondo la maggior parte degli studiosi. In particolare alcuni inni permettono di comprendere come si sia formata la suddivisione in caste della società indiana e come nell’antico subcontinente indiano, i fenomeni naturali fossero così adorati.

Si rileva inoltre che il X libro viene considerato un’appendice [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sani, “Le letterature dell’India”, UTET, Torino 2000, pag. 12] e quindi composto o in epoca successiva agli altri libri oppure in ambiente più inclini  agli aspetti filosofici [cfr. G. Boccali, S. Piano, S. Sani, “Le letterature dell’India”, UTET, Torino 2000, pag. 12].

Seguiranno parti di inni al fine di illustrare meglio la struttura e il contenuto di quest’opera.

Puruṣa (X,90)

[…]
11. Quando smembrarono Puruṣa, in quanti parti lo divisero? Che cosa divenne la sua bocca? Che cosa le sue braccia? Come sono chiamate ora le sue cosce? E i suoi piedi?

12. La sua bocca diventò il brahmano, le sue braccia si trasformarono nel guerriero, le sue cosce nel vaiśya; dai piedi nacque lo śūdra. [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 67]

È un inno cosmogonico, narra di come siano state istituite le caste nella società indiana. Il mito racconta dello smembramento del Puruṣa, l’essere primordiale che fu sacrificato dagli dei per dare origine al mondo [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 314] : dalla bocca nascono i brahmani, dalle braccia i guerrieri, dalle cosce gli artigiani e i commercianti mentre dai piedi nascono gli schiavi.

Il Caos primordiale (X, 129)

[…]
4. In principio fu il desiderio che si mosse sopra Ciò, il desiderio che fu il primo atto fecondante della mente. Il legame di Ciò-che-è con Ciò-che-non-è lo trovarono nel loro cuore i poeti, cercandolo con la meditazione. [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 65]

In questo inno è chiaro il tentativo di comprendere quale forza abbia dato origine all’universo. È il desiderio a essere la forza propulsiva a fecondare la mente, la quale viene considerata un principio primordiale [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 247 nota 9] ed è la meditazione che permette la comprensione di ciò.

Lode di Agni (I, 143)

[…]
8. O Agni che mai vieni meno, proteggici con i tuoi forti e potenti protettori che mai vengono meno; con i tuoi guardiani che non si possono ingannare, infallibili, che non chiudono mai gli occhi, proteggi tutt’intorno i nostri figli, o dio che sei l’oggetto del nostro desiderio! [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 97]

Come anticipato, il dio Agni, il fuoco, è una delle divinità più importanti del pantheon vedico. Rappresenta il fuoco sacrificale del rito vedico e per questo è l’essenza del rituale stesso.

A Indra (II, 21)

[…]
2. A colui che è superiore a tutti, al distruttore, al vincitore, a colui che domina senza essere dominato, a colui che mette in ordine, al potente divoratore, all’auriga impossibile da superare, a colui che sempre domina, a Indra, rivolgete i vostri doni fatti di parole! [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 85]

Indra è uno degli de più importanti del pantheon vedico. È il dio guerriero che combatte le tenebre, è il protettore degli uomini.

La protezione di Soma (VII,48)

[…]
4. Ora che ti abbiamo bevuto, diventa salute per il nostro cuore, o Indu; sii benigno con noi, o Soma, come un padre per il figlio, come un amico per l’amico, o provvisto di ampia gloria, tu che sei saggio. Facci attraversare, o Soma, tutto il periodo della nostra vita, perché possiamo vivere. [cfr. S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000, pag. 102]

Soma, la bevanda inebriante, è una divinità a cui vengono dedicati molti inni nel Ṛg-Veda. Il succo ottenuto dalla sua spremitura dona a Indra la forza necessaria a combattere i demoni; la battaglia tra luce e tenebra, dei e demoni, è un tema molto frequente nella letteratura dell’India.

La lettura del Ṛg-Veda

Le parti degli inni proposte sono solo brevissimi esempi della pluralità di aspetti relativi al sacrifico vedico. Il tema del sacrifico è centrale per il pensiero dell’India. Nella letteratura successiva, come le Upaniṣad, il sacrifico assume un aspetto metaforico e simbolico, ma le sue fondamenta derivano da quanto contenuto nei Veda. La lettura del Ṛg-Veda, per quanto parziale, è pilastro imprescindibile per comprendere le correnti di pensiero che ruotano attorno alla pratica dello yoga.

Una accurata selezione degli inni più interessanti si può trovare nel testo curato da S. Sani indicato in bibliografia.

Bibliografia

G. Boccali, S. Piano, S. Sani, “Le letterature dell’India”, UTET, Torino 2000.
S. Sani, Ṛgveda, Marsilio Editori, Venezia 2000.