Guru o insegnante?

Coloro che conducono le classi di yoga sono guru (femminile gurvī), la cui corrispondenza in italiano potrebbe essere maestro/a, o sono insegnanti? Per cercare di dare una risposta plausibile, è necessario addentrarsi nei significati di queste due parole: guru e insegnante.

Il guru

Il termine guru indica un genitore o un precettore da cui un giovane riceve l’insegnamento del Mantra o di una preghiera [M. Monier Williams, A sanskrit english dictionary, pag. 359 col. 2]. Il guru riveste un ruolo importantissimo per l’India, infatti “il guru è colui che ha sommo peso nella vita, che la fonda, che impartisce la sacra iniziazione (dīkṣā)” [A. Rigopoulos, Hinduismo, pag. 213].

Tuttavia è l’esperienza personale del guru che può dirigere e orientare “i discepoli nella ricerca del fine ultimo, il mokṣa, e che certifica o, eventualmente, reinterpreta i testi sacri” [A. Rigopoulos, Hinduismo, pag. 213, 214].

Il maestro o guru
Il maestro o guru

Il guru è considerato quasi al pari di una divinità. Soprattutto in ambito tantrico, il guru deve essere venerato come un Dio così come la sua famiglia. Il discepolo deve onorare il maestro mettendosi al suo servizio e officiando rituali in suo onore (gurupūjā). [A. Padoux, Tantra, pag. 182].

L’insegnante

L’insegnante è colui che “esercita l’insegnamento privato, soprattutto dando lezioni in specifiche discipline” (Vocabolario Treccani online, consultato agosto 2019).

Come si colloca l’insegnante di yoga occidentale riguardo alla figura del guru?

L’insegnante di yoga

Sulla base delle definizioni riportate sopra, salvo rare eccezioni, a coloro che conducono classi di yoga non è possibile attribuire il rango di guru ma quello di insegnante in quanto trasferisce il suo sapere attraverso le lezioni. Questo non significa sminuire il ruolo che l’insegnante di yoga ha durante l’attività di insegnamento, al contrario ha un compito molto importante e a volte anche delicato. La trasmissione dello yoga è un’arte tutt’altro che semplice. L’insegnante di yoga in aula si trova di fronte a richieste sia in ambito corporeo per particolari patologie che in ambito psicologico. Non è raro infatti che le persone inizino un percorso di yoga per alleviare lo stress.

Apprendere lo yoga

Lo scopo del praticante e del suo insegnante di yoga dovrebbe essere quello di riuscire a portare lo yoga nel proprio contesto quotidiano. Questo significa che lo studente di yoga deve cercare di apprendere tutto il necessario per riuscire a sviluppare una pratica personale.

L’inizio del processo di apprendimento

In generale si può affermare che uno dei processi di apprendimento, sin dalla tenera età, sia l’imitazione. Lo yoga, in particolare modo per la parte relativa alle posizioni (āsana), non fa eccezione.

Imitare l’insegnante

Classe di yoga
Classe di yoga

Durante la pratica dello yoga, l’insegnante viene osservato mentre esegue gli āsana da proporre ai praticanti. Quando si dedica all’insegnamento tecnico delle posizioni, può infatti far uso della dimostrazione su di sé per trasmettere tutte le opportune indicazioni. I praticanti provano così a riprodurre con il proprio corpo quanto appreso dalla spiegazione dell’āsana, imitando così il proprio insegnante. L’imitazione potrebbe tuttavia tradursi nel tentativo di eseguire le posizioni nel modo più fedele possibile a come vengono presentate. Tale tentativo può inoltre essere confermato dalle correzioni che l’insegnante attua nelle diverse parti del corpo, a suo avviso, da sistemare.

Per sviluppare la pratica personale, si deve cercare di uscire dalle catene imitative, prestando attenzione al proprio corpo, che ha già insito un sapere.

Attenzione al proprio corpo

Una volta ottenute le necessarie informazioni su come eseguire un āsana, ovvero le indicazioni per evitare infortuni o controindicazioni particolari, l’attenzione deve essere rivolta verso il proprio corpo e sentire come e cosa ci suggerisce durante l’esecuzione di quella particolare posizione. A occhi esterni, potrebbe sembrare che la stessa posa sia molto diversa e concludere che sia scorretta; forse che in un campo fiorito, tutti i fiori sono esattamente identici gli uni agli altri? Se si cerca di riprodurre fedelmente una posizione come eseguita dal proprio insegnante, si esce da uno schema all’altro, o in altre parole, si passa da un condizionamento a un altro. Lo yoga dovrebbe essere uno strumento che permette di uscire da questi processi mentali.

Sviluppare la pratica di yoga personale

L’attenzione del corpo permette di far crescere un senso critico nei confronti della sequenza che viene proposta dall’insegnante. Questo significa che non si avrà un atteggiamento totalmente passivo nei confronti della pratica. Con il tempo e con l’esperienza sul tappetino, si acquisirà quella competenza necessaria e quella fiducia nelle proprie sensazioni che permetterà di apportare modifiche, moderazione o intensità rispetto a una pratica che viene proposta. Si ricorda che lo scopo è quello di sviluppare la pratica personale, tra le proprie mura domestiche.

Il piacere della guida

Dopo aver sviluppato la pratica di yoga personale, slegata quindi dalla necessità di avere una guida, si apprezzerà ancora di più la pratica in aula, sotto la condotta di un insegnante. Sarà molto più godibile perché non si sarà delegato il proprio sapere ma questo sarà ulteriormente alimentato dagli insegnamenti proposti. La pratica diviene così un rituale, un momento in cui ci affidiamo per accedere a forme di sentire più sottili e non per mancanza di fiducia nelle proprie capacità di costruire una sequenza.

L’insegnante si libera dalle aspettative degli studenti e gli stessi acquisiscono quella indipendenza e responsabilità che sono pilastri per un percorso di crescita personale e di conoscenza di sé.

Si conclude l’articolo con un omaggio a tutti gli insegnanti di yoga con una citazione tratta dalla Taittirīya Upaniṣad:

[…] Bisogna dare con fede, non dare senza fede. Bisogna dare con magnanimità, bisogna dare con modestia, bisogna dare con rispetto, bisogna dare con simpatia. […] (C. Della Casa, Upaniṣad vediche, pagg. 233, 234).

Bibliografia

C. Della Casa, a cura di, Upaniṣad Vediche, ed. TEA, Torino 2000

M. Monier Williams, A sanskrit english dictionary, Motilal Banarsidass Publishers, Delhi 2005

A. Padoux, Tantra, Giulio Einaudi Editore, Torino 2011

A. Rigopoulos, Hindūismo, ed. Queriniana, Brescia 2005

Sitografia

Vocabolario Treccani www.treccani.it, consultato agosto 2019.