I quattro scopi dell’esistenza per la filosofia dell’India

i quattro scopi dell’esistenza per la filosofia dell’India

Quando si è animati dall’intenzione di apprendere meglio il pensiero indiano, è necessario affrontare fin da subito il tema dei quattro scopi dell’esistenza. Essi sono alla base di qualsiasi scuola di pensiero dell’India. Prima di addentrarci nella loro descrizione, è opportuno definire alcuni capisaldi della filosofia indiana, il ciclo delle rinascite e la legge del karma. Questi infatti sono strettamente connessi con gli scopi dell’esistenza.

Il ciclo delle rinascite o saṃsāra

Il principio della reincarnazione è una credenza del pensiero induista. Si può riassumere nel seguente modo: sopraggiunta la morte di un essere vivente, egli si reincarna in altra forma per vivere un’altra vita. Se l’individuo ha il “merito” di rinascere nella forma di essere umano, sarà l’occasione buona per tentare di uscire dal ciclo delle rinascite.

Un principio incontrastato è che l’esistenza stessa sia considerata fonte di sofferenza (satya duḥkha). Uscire dal ciclo delle rinascite è il modo per smettere di soffrire. Questa caratteristica del pensiero indiano apre la strada alla comprensione del motivo per cui tutta la letteratura, le diverse correnti di pensiero, i metodi che si incontrano durante gli studi indologici (compreso lo yoga), abbiano la finalità ultima di ottenere la liberazione dalla reincarnazione.  

La legge del karma

La legge del karma è ormai di dominio pubblico. Basta ascoltare i dialoghi tra persone nel contesto quotidiano: capita spesso infatti di cogliere frasi del tipo “questo è il mio karma” riferito a una particolare situazione difficile. Uso comune a parte, in base al pensiero indiano, la legge del karma incide sulla qualità della vita successiva a quella attuale. Se il karma è favorevole, aumentano le probabilità di uscire dal ciclo delle rinascite.

Come è possibile ottenere un buon karma per uscire così dal saṃsāra? La risposta è seguire i quattro scopi dell’esistenza.

Vediamoli insieme.

I quattro scopi dell’esistenza

1) Dharma

Il primo scopo dell’esistenza è il dharma. Il termine dharma deriva dalla radice sanscrita del verbo  √dhṛ, sostenere, tenere fermo. Il sostantivo dharma significa legge, condizione, ma può essere tradotto, per comodità di esposizione, con compito. Per compito si intende ciò che un individuo deve fare in base alla propria natura; in altre parole deve agire in modo coerente con l’esistenza in cui si è trovato a nascere. Nel tentativo di rendere più chiaro il concetto, inseriamo una caratteristica dell’organizzazione della società indiana, abolita nel 1950 dopo che l’India ottenne l’indipendenza dall’Inghilterra (1947): il sistema delle caste. Tralasciamo l’aspetto etico delle caste, argomento troppo complesso da poter affrontare in questa sede, e utilizziamo solo il seguente esempio, al fine di comprendere meglio il concetto di dharma : se un individuo nasce in una famiglia di guerrieri e viene cresciuto affinchè egli sia un guerriero, questo è il suo compito, il suo dharma (per la precisione il proprio svadharma). Per non rischiare di avere un karma negativo, dovrà comportarsi come un guerriero. Da questo esempio, l’associazione con Arjuna nella Bhagavad Gītā è immediata.

2) Artha

Il secondo scopo dell’esistenza prende il nome di artha, ovvero la capacità di auto-sostenersi. Il secondo scopo dell’esistenza si persegue dedicandosi alle attività che consentono all’individuo di mantenersi senza pesare sugli altri. In altre parole, è necessario essere economicamente indipendenti. Avere un lavoro, per quanto possa non essere aderente ai propri studi o alle proprie vocazioni, è il primo passo per conseguire artha.

3) Kāma

Kāma può essere tradotto con piacere. Questo è lo scopo ritenuto meno elevato, il cui conseguimento è adatto alle donne e alle persone appartenenti alle caste inferiori. L’essere umano deve cercare di condurre una vita piacevole, trarre piacere dalle cose senza nutrire attaccamento per esse in quanto le cose sono ritenute impermanenti; non si deve soffrire quando queste vengono meno, perchè è certo che sarà così.

4) Mokṣa

Quarto e ultimo scopo dell’esistenza. La parola mokṣa deriva dalla radice verbale sanscrita √muc– che significa liberare. Mokṣa è la liberazione, in ambito buddhista prende il nome di nirvāṇa. Uscire dal ciclo delle rinascite e quindi dalla sofferenza si ottiene conseguendo mokṣa. Non è possibile descrivere questo scopo in modi molto diversi da quello proposto.

In sintesi

“Per raggiungere la meta spirituale del mokṣa bisogna, innanzi tutto, soddisfare i bisogni materiali dell’individuo, fornendogli i mezzi necessari alla vita (artha) e consentendogli di trarne godimento (kāma). Per regolare il cammino verso la meta spirituale e il godimento della vita sono necessarie delle norme morali (dharma).” (cfr. Piretti L., “Lezioni di indologia”, pag. 105)

Bibliografia

Piretti L., Lezioni di indologia, Pàtron Editore, Bologna 1999.