Le 5 W del futuro insegnante di yoga

Quando la pratica di yoga diventa un aspetto pregnante della propria vita, può scattare il desiderio di tramandare questa affascinante disciplina. A volte è lo stesso insegnante di riferimento che incoraggia i praticanti a intraprendere un percorso di formazione insegnanti. Se hai intenzione di iscriverti a un corso per diventare insegnante di yoga e vuoi chiarirti un po’ di più le idee, potresti essere nel posto giusto. Buona lettura.

A chi rivolgersi (who)

La prima persona a cui chiedere informazioni è il proprio insegnante di yoga. Chiedere a lui/lei un consiglio su quale sia il percorso migliore è il primo passo da compiere. A parte le caratteristiche che un corso di formazione insegnanti deve avere, si rimanda per questo ad altre istituzioni (si veda per esempio l’associazione nazionale insegnanti di yoga, yani), sono importanti la competenza e l’esperienza degli insegnanti formatori, persone a cui si potrà fare riferimento non solo lungo il percorso di formazione ma anche una volta che l’attività di insegnante è iniziata. Il confronto continuo con altri insegnanti di pari esperienza o maggiore è fondamentale e non dovrà venire mai meno, neanche quando si avrà una consolidata esperienza.

Quando iniziare (when)

Nella seconda metà del secolo scorso i corsi di formazione insegnanti di yoga non erano così diffusi come lo sono ora. Per lo più i praticanti erano invitati dal proprio insegnante ad approfondire lo yoga frequentando un corso per insegnanti. Ora l’accesso a questa formazione è molto più libera e la scelta è altrettanto vasta.
Oltre al rispetto dei requisiti richiesti dal corso individuato, quando iniziare dipende dal praticante, il quale deve sapere che un percorso di questo tipo richiede una grande dedizione, non si limita a un fine settimana al mese per 3-4 anni. Coltivare la propria pratica personale, studiare i libri di testo e, dove previsto, affiancare un insegnante esperto per un periodo, richiede molto tempo e anche denaro.

Dove (where)

Per quanto possa apparire scontato il prossimo consiglio, il corso dovrebbe essere facilmente raggiungibile dal futuro insegnante. Nonostante i numerosi corsi online ora a disposizione, complice anche il periodo complicato dovuto all’emergenza sanitaria del 2020, il confronto con i compagni di corso e con gli insegnanti formatori è fondamentale.

Cosa significa diventare insegnanti di yoga (what)

La maggior parte dei corsi di formazione insegnanti di yoga propone la didattica delle posizioni (āsana), le tecniche di respirazione (prāṇāyāma) e sedute di meditazione. Senza ogni dubbio questi aspetti della pratica devono essere approfonditi ma, a mio parere, non può essere a discapito del pensiero alla base dello yoga e della storia dello yoga. Troppo spesso si sentono insegnanti commentare testi della tradizione senza alcuna minima preparazione teorica o far riferimento a scuole filosofiche senza averne compreso il contesto culturale dell’epoca. Non è necessaria una formazione accademica ma una base solida sì, anche solo per onestà intellettuale.

Insegnare yoga significa diventare un mezzo di divulgazione della disciplina per persone che incontrano la pratica per la prima volta e un mezzo di supporto per coloro che invece praticano già da tempo. È mettere a disposizione degli altri la propria esperienza, le proprie eventuali difficoltà incontrate sul cammino.

Perché (why)

Ultimo, ma non per importanza, il perché diventare insegnanti di yoga. In realtà questo è l’aspetto più importante su cui è bene soffermarsi a riflettere. Diverse sono le motivazioni sentite negli anni. Da coloro che desideravano farne una professione a coloro che sentivano l’esigenza di trasmettere una loro passione.
Qualunque sia la motivazione che ci spinge a insegnare, non va dimenticato che è un modo per continuare a crescere imparando dalle persone che frequenteranno i nostri corsi. È un mettersi in discussione senza dare per scontata la pratica, neanche dopo anni di insegnamento. L’insegnante di yoga è a servizio degli altri.

Lo yoga dello stare a casa

yoga a casa

Marzo e aprile 2020 sono mesi che non dimenticheremo facilmente.
Il rimanere a casa forzatamente suscita emozioni tra loro discordanti. Da un lato il piacere di riscoprire ritmi più lenti, dall’altro l’angoscia di non sapere quando l’emergenza sanitaria in corso terminerà. Il nostro tempo libero ha subito un radicale cambiamento, in questo la pratica dello yoga è divenuta “lo yoga a casa”.

Il tempo libero permette di osservare

A causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria, tutte le attività fuori casa sono state sospese a data da destinarsi. Il tempo impiegato per raggiungere i luoghi delle nostre attività, tra cui la pratica dello yoga, si è annullato lasciando un vuoto, un vuoto da osservare. Cosa fare? Come fare?
Le risposte a queste domande sono arrivate in breve tempo.

Le dirette Facebook

Dopo pochi giorni dalla chiusura, sono state pubblicate su Facebook dirette di lezioni di yoga a ogni ora. Il rapporto allievo-insegnante ha subito un cambiamento di piano, da una relazione personale a una relazione virtuale. Tra l’altro, nelle dirette Facebook gli insegnanti non riescono a sapere né tantomeno vedere chi ci sia dall’altra parte: la relazione tra allievo e insegnante diviene ancora più fioca.

Le lezioni online

Contemporaneamente sono divenute di uso comune piattaforme di videochiamate, note soprattutto in ambito lavorativo. Skype, Zoom e Google meet sono tra le più gettonate.
Molti insegnanti di yoga si sono così velocemente cimentati nell’apprendere il funzionamento di questi strumenti per offrire lezioni virtuali.

La pratica segreta

La prima riflessione in merito al fenomeno delle lezioni online è su ciò che prescrivono i testi dell’haṭhayoga, in particolare l’Haṭhayogapradīpikā, cioè che la pratica dello yoga dovrebbe essere tenuta segreta e di essa non si dovrebbe parlare: “11. Lo yogin che desidera la perfezione deve tener segreta in sommo grado la scienza dello Yoga, poiché essa, tenuta celata, è potente, ma divulgata perde il proprio vigore” (da “La lucerna dello haṭhayoga”, a cura di G. Spera, ed. Magnanelli, Torino, 2002, pag. 38).
Questa indicazione è evidentemente in contrasto con quanto sta accadendo oggi. Chiunque può seguire dirette di lezioni yoga a casa, sul proprio computer o smartphone, in qualsiasi momento della giornata.

Cosa fare?

La pratica di yoga personale

Tra la diretta Facebook e la pratica segreta dell’haṭhayoga, può esserci una via di mezzo (come insegnava il Buddha).
Innanzitutto lo spazio vuoto che il rimanere a casa impone è un’ottima occasione per interrogarci nuovamente su perché facciamo yoga.
Se pratichiamo già da diverso tempo sul tappetino, questa potrebbe essere l’opportunità per stimolare la pratica personale. Il contatto con le nostre sensazioni è il substrato per lasciare che gli āsana fioriscano dal nostro corpo e non dalla memoria.

L’occasione per nuove domande

L’insegnante, durante le lezioni di yoga in aula, aiuta a rimanere connessi con le proprie sensazioni. Quando ci troviamo sul nostro tappetino a casa, possiamo porci nuove domande: perché sento la necessità di seguire delle lezioni di yoga online? Me la sento di praticare yoga a casa da sola/o? Questo momento può rivelarsi molto utile per comprendere meglio il rapporto che abbiamo con il proprio ascolto, coltivato attraverso la pratica di yoga.

La gioia di sperimentare

Se diamo fiducia al nostro sentire potremmo scoprire che siamo perfettamente in grado di praticare da soli. Quando si scopre questo, quando si realizza la propria capacità di applicare su di sé lo yoga, nasce la consapevolezza di quanta strada è stata fatta lungo questo percorso. Sperimentare le proprie sequenze, viverle connessi con il nucleo centrale di sé, sono altri passi sul cammino. Perché non provare? Dopo aver sperimentato questo, la pratica guidata sarà ancora più piacevole e saremo in grado anche di apportare eventuali modifiche, qualora le posizioni proposte non dovessero fare al caso nostro. Come fare?

La risposta è la la via di mezzo

Uno degli insegnamenti del Buddha è verificare che quanto ci viene detto corrisponda a una verità per noi. La via di mezzo permette di mantenere uno sguardo verso l’esterno e uno verso l’interno: se quanto viene proposto dall’esterno è in buona risonanza con quanto percepito internamente, possiamo essere certi di trarne un beneficio. Se quanto percepito dall’interno suscita un senso di necessità di riempire uno spazio vuoto, abbiamo l’occasione di conoscere qualcosa in più di noi stessi.

Per chi è all’inizio dell’esperienza di pratica

Se l’esperienza di pratica non fosse ancora ben consolidata, continuare ad affidarsi a un insegnante anche nella modalità virtuale potrebbe rivelarsi utile, ma diviene ancora più importante prestare attenzione a non farsi male. La lezione di yoga online non permette all’insegnante una pronta indicazione e correzione, quando questa potrebbe essere necessaria. La diretta su Facebook è ancora più limitante in questo senso, perché l’insegnante, oltre a non avere la possibilità di controllare cosa stiano facendo le persone connesse, non ha nemmeno idea di chi sia collegato (se non attraverso i commenti delle persone).

Testimonianze dai praticanti

In questo tempo ho raccolto qualche testimonianza di persone che stanno praticando yoga online.
Premetto che il numero di persone intervistate non può essere considerato un campione rappresentativo di tutti coloro che praticano yoga da casa, tuttavia le risposte ottenute sono molto incoraggianti.
Innanzitutto la continuità della pratica di yoga è stata molto apprezzata, ma l’aspetto più importante da evidenziare è lo sviluppo di un miglior ascolto e attenzione del praticante verso di sé. Consapevole che la correzione mirata dell’insegnante poteva essere meno efficace, il praticante di yoga ha affinato l’attenzione verso di sé, e questo è un aspetto fondamentale del sentiero dello yoga.

Gli insegnanti di yoga

Questo tempo di sospensione è stato utile anche per gli insegnanti di yoga che hanno avuto l’occasione di sperimentare una nuova modalità di insegnamento, non in sostituzione dei corsi in presenza, ma una possibile alternativa in caso di necessità. Scontrarsi con i propri limiti tecnologici (chi più, chi meno), con i problemi di connessione di alcune persone, con la mancanza di poter vivere la relazione con il gruppo ecc., sono tutti aspetti a cui l’insegnante di yoga ha dovuto far fronte attingendo a risorse impreviste, per poter permettere alle persone di praticare yoga a casa propria.

Guru o insegnante?

Coloro che conducono le classi di yoga sono guru (femminile gurvī), la cui corrispondenza in italiano potrebbe essere maestro/a, o sono insegnanti? Per cercare di dare una risposta plausibile, è necessario addentrarsi nei significati di queste due parole: guru e insegnante.

Il guru

Il termine guru indica un genitore o un precettore da cui un giovane riceve l’insegnamento del Mantra o di una preghiera [M. Monier Williams, A sanskrit english dictionary, pag. 359 col. 2]. Il guru riveste un ruolo importantissimo per l’India, infatti “il guru è colui che ha sommo peso nella vita, che la fonda, che impartisce la sacra iniziazione (dīkṣā)” [A. Rigopoulos, Hinduismo, pag. 213].

Tuttavia è l’esperienza personale del guru che può dirigere e orientare “i discepoli nella ricerca del fine ultimo, il mokṣa, e che certifica o, eventualmente, reinterpreta i testi sacri” [A. Rigopoulos, Hinduismo, pag. 213, 214].

Il maestro o guru
Il maestro o guru

Il guru è considerato quasi al pari di una divinità. Soprattutto in ambito tantrico, il guru deve essere venerato come un Dio così come la sua famiglia. Il discepolo deve onorare il maestro mettendosi al suo servizio e officiando rituali in suo onore (gurupūjā). [A. Padoux, Tantra, pag. 182].

L’insegnante

L’insegnante è colui che “esercita l’insegnamento privato, soprattutto dando lezioni in specifiche discipline” (Vocabolario Treccani online, consultato agosto 2019).

Come si colloca l’insegnante di yoga occidentale riguardo alla figura del guru?

L’insegnante di yoga

Sulla base delle definizioni riportate sopra, salvo rare eccezioni, a coloro che conducono classi di yoga non è possibile attribuire il rango di guru ma quello di insegnante in quanto trasferisce il suo sapere attraverso le lezioni. Questo non significa sminuire il ruolo che l’insegnante di yoga ha durante l’attività di insegnamento, al contrario ha un compito molto importante e a volte anche delicato. La trasmissione dello yoga è un’arte tutt’altro che semplice. L’insegnante di yoga in aula si trova di fronte a richieste sia in ambito corporeo per particolari patologie che in ambito psicologico. Non è raro infatti che le persone inizino un percorso di yoga per alleviare lo stress.

Apprendere lo yoga

Lo scopo del praticante e del suo insegnante di yoga dovrebbe essere quello di riuscire a portare lo yoga nel proprio contesto quotidiano. Questo significa che lo studente di yoga deve cercare di apprendere tutto il necessario per riuscire a sviluppare una pratica personale.

L’inizio del processo di apprendimento

In generale si può affermare che uno dei processi di apprendimento, sin dalla tenera età, sia l’imitazione. Lo yoga, in particolare modo per la parte relativa alle posizioni (āsana), non fa eccezione.

Imitare l’insegnante

Classe di yoga
Classe di yoga

Durante la pratica dello yoga, l’insegnante viene osservato mentre esegue gli āsana da proporre ai praticanti. Quando si dedica all’insegnamento tecnico delle posizioni, può infatti far uso della dimostrazione su di sé per trasmettere tutte le opportune indicazioni. I praticanti provano così a riprodurre con il proprio corpo quanto appreso dalla spiegazione dell’āsana, imitando così il proprio insegnante. L’imitazione potrebbe tuttavia tradursi nel tentativo di eseguire le posizioni nel modo più fedele possibile a come vengono presentate. Tale tentativo può inoltre essere confermato dalle correzioni che l’insegnante attua nelle diverse parti del corpo, a suo avviso, da sistemare.

Per sviluppare la pratica personale, si deve cercare di uscire dalle catene imitative, prestando attenzione al proprio corpo, che ha già insito un sapere.

Attenzione al proprio corpo

Una volta ottenute le necessarie informazioni su come eseguire un āsana, ovvero le indicazioni per evitare infortuni o controindicazioni particolari, l’attenzione deve essere rivolta verso il proprio corpo e sentire come e cosa ci suggerisce durante l’esecuzione di quella particolare posizione. A occhi esterni, potrebbe sembrare che la stessa posa sia molto diversa e concludere che sia scorretta; forse che in un campo fiorito, tutti i fiori sono esattamente identici gli uni agli altri? Se si cerca di riprodurre fedelmente una posizione come eseguita dal proprio insegnante, si esce da uno schema all’altro, o in altre parole, si passa da un condizionamento a un altro. Lo yoga dovrebbe essere uno strumento che permette di uscire da questi processi mentali.

Sviluppare la pratica di yoga personale

L’attenzione del corpo permette di far crescere un senso critico nei confronti della sequenza che viene proposta dall’insegnante. Questo significa che non si avrà un atteggiamento totalmente passivo nei confronti della pratica. Con il tempo e con l’esperienza sul tappetino, si acquisirà quella competenza necessaria e quella fiducia nelle proprie sensazioni che permetterà di apportare modifiche, moderazione o intensità rispetto a una pratica che viene proposta. Si ricorda che lo scopo è quello di sviluppare la pratica personale, tra le proprie mura domestiche.

Il piacere della guida

Dopo aver sviluppato la pratica di yoga personale, slegata quindi dalla necessità di avere una guida, si apprezzerà ancora di più la pratica in aula, sotto la condotta di un insegnante. Sarà molto più godibile perché non si sarà delegato il proprio sapere ma questo sarà ulteriormente alimentato dagli insegnamenti proposti. La pratica diviene così un rituale, un momento in cui ci affidiamo per accedere a forme di sentire più sottili e non per mancanza di fiducia nelle proprie capacità di costruire una sequenza.

L’insegnante si libera dalle aspettative degli studenti e gli stessi acquisiscono quella indipendenza e responsabilità che sono pilastri per un percorso di crescita personale e di conoscenza di sé.

Si conclude l’articolo con un omaggio a tutti gli insegnanti di yoga con una citazione tratta dalla Taittirīya Upaniṣad:

[…] Bisogna dare con fede, non dare senza fede. Bisogna dare con magnanimità, bisogna dare con modestia, bisogna dare con rispetto, bisogna dare con simpatia. […] (C. Della Casa, Upaniṣad vediche, pagg. 233, 234).

Bibliografia

C. Della Casa, a cura di, Upaniṣad Vediche, ed. TEA, Torino 2000

M. Monier Williams, A sanskrit english dictionary, Motilal Banarsidass Publishers, Delhi 2005

A. Padoux, Tantra, Giulio Einaudi Editore, Torino 2011

A. Rigopoulos, Hindūismo, ed. Queriniana, Brescia 2005

Sitografia

Vocabolario Treccani www.treccani.it, consultato agosto 2019.

Perché iniziare a praticare yoga

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Quando le persone che non frequentano un corso di yoga scoprono che lo insegno, mi domandano perché dovrebbero iniziare a praticarlo. Non è intenzione di questo articolo illustrare i numerosi benefici dello yoga; per questo la rete è ricca di informazioni. Proverò invece a rispondere alla domanda iniziale con un’altra domanda: cosa ci spinge a chiederci se vogliamo frequentare un corso di yoga? Se chiediamo cos’è lo yoga a qualche insegnante, è molto probabile che ci risponderà che lo yoga non è una ginnastica e che la parola yoga significa unione.

Se non è una ginnastica cos’è? Se significa unione, di cosa?

Lo yoga come strumento di indagine

Le domande esistenziali hanno abitato gli essere umani fin dall’antichità. Lo yoga rappresenta uno strumento di indagine che comprende l’uso del corpo.  I quesiti esistenziali non sono ovviamente solo dentro a coloro che sono spinte verso la pratica dello yoga. La scelta di fare yoga, il sentirsi attratti da questo percorso, può essere vista come un modo per iniziare una ricerca alla scoperta di sé.

Per chiarire questo aspetto, vi voglio riportare un aneddoto raccontato da una mia conoscente.

Riscoperta di un sapere, riscoperta di un sentire

Poco tempo fa, la mia conoscente citata mi ha confidato la sua esperienza durante la nascita del suo primogenito. In quel momento, il dolore era talmente intenso che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di ridurlo. Istintivamente si posizionò nel modo più comodo possibile e respirò profondamente: in questo modo riuscì a portare la concentrazione sulla sua respirazione. L’ostetrica, a quella vista, si complimentò con la donna per la capacità di applicare con successo le indicazioni che vengono fornite durante i corsi pre-parto. La mia conoscente rispose di non aver frequentato alcun corso: si era semplicemente affidata al proprio istinto.

Tale racconto può essere tradotto come la capacità di lasciar emergere un sapere che già appartiene all’individuo. In un momento come quello del parto, dove la lucidità mentale viene sostituita da un istinto naturale, è la prova che l’essere umano ha già dentro di sé la conoscenza di come il corpo funziona. Le competenze che la mia conoscente avrebbe acquisito con un corso pre-parto, le ha applicate ugualmente lasciando emergere un sapere interiore. Come poter recuperare queste abilità in circostanze quotidiane? Lo yoga è un aiuto in questo; è uno strumento di conoscenza e investigazione di sé. È un processo di riscoperta di sé che parte dal corpo.

Il significato semantico di yoga

La definizione di yoga che solitamente viene proposta è “unione di corpo e mente”. Non è una definizione sbagliata tour court; può però non essere valida per tutte le correnti di pensiero indiane che prevedono lo yoga come strumento di investigazione. Per comprendere meglio il pensiero indiano, potete leggere l’articolo i quattro scopi dell’esistenza.Torniamo però alla definizione di yoga e vediamo cosa suggerisce il dizionario:

l’azione di aggiogare, unire, attaccare, mettere [il giogo] ai cavalli (cfr. M. Monier-Williams, “A sanskrit english dictionary” pag. 856 col.2)

Dalle diverse definizioni trovate, è intuibile che il termine yoga sia di uso comune nella letteratura sanscrita. È solo in Occidente che assume il significato di unione. Questo accade perché la parola yoga viene estrapolata dal contesto culturale specifico e dai testi di letteratura specifici. In realtà, la definizione del termine yoga dipende dal contesto di cui ci si sta occupando. Risulta quindi più corretto tradurre il lemma yoga con “metodo” o “strumento”. Viene utilizzato quindi per parlare di strumento per la conoscenza di sé.

L’impulso a seguire un percorso di conoscenza di sé proviene da una domanda interna (che può essere anche inconsapevole). Forse è questo il motivo che spinge le persone a iscriversi a un corso di yoga e non di ginnastica posturale. C’è una domanda e c’è l’esigenza di ricercare una risposta. Lo yoga può essere lo strumento di investigazione che l’individuo riconosce come adatto per la sua ricerca. Lo yoga non è certo l’unica forma di investigazione di sé, basti pensare alla psicoterapia.

Perchè allora fare yoga?

Se avete letto fino a qui, forse lo yoga vi incuriosisce tanto da poterlo pensare come strumento adatto alla ricerca della vostra domanda. Se così è,  non vi rimane che prenotare una lezione di prova nel centro yoga più comodo. Se, al contrario, l’indecisione è ancora presente, continuate a leggere e a esplorare cosa c’è in giro.

Buon proseguimento e al prossimo articolo.